Divagando
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sono almeno un paio ragioni per le quali il mio mese preferito è ottobre. Una,
per me importantissima, è perché ci sono nato, l’altra è che, essendo il decimo
mese dell’anno, si avvicina alla svolta verso quello nuovo. Il suo nome però ci
farebbe pensare che sia l’ottavo. Colpa dei romani, quelli antichi, che
facevano cominciare l’anno a partire dal mese di marzo, aggiustando così il
conteggio. E per restare in tema matematico, se sdraiassimo l’otto (∞), lo
trasformeremmo nel simbolo dell’infinito. Se prendete una fettuccia larga
almeno un centimetro e la componete come il simbolo, potrete percorrerla
all’infinito, sui due lati senza mai staccare il dito. Quella curva continua si
chiama lemniscata e la si affianca a un famoso matematico di cui ora mi sfugge
il nome, ma se non ci penso poi mi tornerà in mente. È sempre così. Mi ricordo
della lemniscata (nome difficilissimo) ma di chi l’ha fatta no! Sarà l’età. Beh
potrei cercare su internet. Effettivamente sarebbe la soluzione più facile. Ma
è come quando si fanno le parole crociate e si vanno a guardare i risultati
messi alla fine. Troppo facile e poi è barare. Vabbè che oggi barano anche
quelli che preparano i cruciverba. Una volta, col famoso Bartezzaghi, si doveva
mettere nelle caselle una sola parola. Adesso si può anche rispondere con
“pompaidraulica” alla domanda «7 orizzontale: fa salire la pressione … nel
pozzo». Però non sono ancora arrivati a usare gli apostrofi. Son sicuro che li
vedremo fra poco tempo.
Ma
dicevamo di ottobre. Con questo mese inizia l’autunno. Quest’anno però fa un
caldo bestiale e allora ci si chiede che fine ha fatto la glaciazione che il
signor Abdussamatov con altri compagnucci suoi, aveva mondialmente annunciata
in arrivo proprio in ottobre del 2014 e che sarebbe durata ben ottant’anni?
Probabilmente una bufala come le tante che ci propinano in continuazione anche
all’interno dei nostri confini. L’autostrada Salerno – Reggio Calabria sarà
terminata quest’anno. Il governo paga trenta euro al giorno se si ospita un
extracomunitario. Ops! Migrante. Scusate. Diminuiranno le tasse. Beh però qui
si entra in politica e lì divagano tutti, quindi non mi ci mescolo. Le scie
chimiche lasciate dagli aerei che irrorano veleni da vent’anni. Questa la
credono solo Di Pietro e quelli a cinque stelle che fanno addirittura
un’interrogazione parlamentare. Siamo nuovamente in politica. Lì ce ne
sarebbero veramente troppe. Allora basta con le bufale. A meno che non si parli
di mozzarelle. Ci vengono in mente quelle campane dove Caserta, Napoli e Salerno
si litigano tra di loro la fama di prima della classe, senza però diventare
blu, come quelle che i tedeschi ci volevano appioppare e poi erano delle loro
contraffazioni. Ho detto tedeschi perché noi litighiamo in continuazione con la
Merkel che ci vorrebbe obbligare a fare gli interessi suoi e non i nostri, non
rispettandoci come partner della U.E. Ma si sa benissimo che non c’è unione che
tenga. Soprattutto europea. Ma se litighiamo nello stesso condominio perché io
annaffio i fiori e bagno il balcone di quello di sotto! Che poi io sono andato
fuori a innaffiare, perché ho appena litigato con mia moglie che vorrebbe
andare per negozi, mentre io guarderei volentieri la partita. E se fosse solo
nel condominio e si fermasse lì. Macché! Si litiga tra comuni vicini per chi
deve asfaltare la strada e finisce che uno lo fa e l’altro la lascia coi buchi.
E tu devi scegliere se rischiare la vita cadendo in un buco o andando
contromano. Senza contare le beghe tra provincie e, salendo la gerarchia, tra
regioni che si superano tra di loro nello spreco dei soldi dei contribuenti.
Tutto ciò si riflette tra i parlamentari e il Governo, rappresentati da partiti
che sono uno più bravo dell’altro a dimostrare, alzando la voce e insultandosi,
quanto l’altro sia inutile, stupido e senza idee. Che poi, quando si alternano
al comando, nei primi anni disfano quello che ha fatto l’altro. Da lì ci
trasferiamo in Europa dove, visto che siamo uniti, non andiamo d’accordo su
nulla e quando si decide qualcosa ovviamente si scontentano tutti ma proprio
tutti. Meno che per la lunghezza delle zucchine e la loro curvatura. U.E.
(forse andava scritto Uhe!) ma che ci stiamo a fare con voi! Beh siamo lì a
trovare, come nel condominio, chi è il più debole sul quale scaricare tutte le
colpe. È sempre colpa di qualcun altro! Le finanze vanno male? Colpa degli
americani che hanno fatto casino permettendo a tutti, proprio a tutti, di
comprare casa a rate. Sì ma è colpa delle banche che hanno prestato i soldi a
tutti, ma proprio a tutti, per comprare le case. Poi hanno impacchettato il
debito e l’hanno fatto diventare un valore sul quale si potevano emettere delle
obbligazioni garantite proprio dai mutui sulle case. Tutti lì come babbaloni a
comprarle per via degli alti interessi e, quando chi ha ricevuto i soldi per
comprare la casa, non ha più pagato le rate perché era uno di quei “tutti,
proprio tutti”, quel bel pacchetto ha perso di valore e con esso le
obbligazioni emesse. Chi le aveva comprate si è trovato con cartaccia. Anzi
nemmeno cartaccia. Delle cifre, scritte in qualche memoria di un qualche
computer, che si tuffavano verso le zero. E i babbaloni, giù tutti a vendere. E
nessuno a comprare. Hanno detto che la bolla finanziaria era scoppiata. A causa
del boato siamo entrati in crisi diventando pessimisti. «Non ce la facciamo più
ad andare avanti. Meglio produrre di meno e licenziare.»
Un
pirla d’economista, certo Serge Latouche, nel periodo delle vacche grasse,
aveva enunciato la teoria della decrescita felice. Tutti ad applaudirlo e a
dargli ragione. Beh non proprio tutti, io e alcuni altri no! Adesso che siamo
in decrescita (in)felice, tutti a piangere miseria. Anche quelli che stanno
bene. Non si sa mai. «Magari se non piango vengono a vedere perché e mi
riducono sul lastrico. Faccio vedere che anch’io soffro. Dirò a mia moglie di
non farsi vedere in via Condotti e nemmeno in Via Montenapoleone. Meglio andare
all’estero e comprare lì i necessari prodotti di lusso. Magari usando le carte
di credito appoggiate alle mie banche all’estero. E già che ci sono porto via
anche i soldi che ho ancora qui. Tanto non ne ho bisogno. La fabbrica la devo
chiudere per portarmela all’estero. Così, quando i sindacati vanno a occuparla,
possono restarci tutto il tempo che vogliono. A me la crisi (degli altri) mi fa
un baffo. Potrei anche approfittarne. Si compra di tutto a prezzi ridicoli. Se
mi cresce il patrimonio che ho a Singapore mi sta benissimo. Se poi anche lì,
ma non credo, qualcuno fa il furbetto, lo porto altrove. Con un click spedisco
i miei liquidi in tutto il mondo. E se mi gira, li faccio girare anche loro.» È
vero per i soldi non ci sono limiti. Possono muoversi all’infinito. Proprio
come sul nastro di Bernoulli. Ecco come si chiamava quel matematico! Oddio,
quale fosse dei sette scienziati tutti appartenenti a quella ricca famiglia
belga, non me lo ricordo, però ero sicurissimo che quel nome mi sarebbe tornato
in mente al momento opportuno. È sempre così.
Adesso
per esempio mi sono ricordato d’aver saltato il mio compleanno. Era il due.
Data di nascita del Mahatma Gandhi, e di chissà quanti altri in tutto il mondo
e in tutte le epoche. Si calcola che, da quando è apparso l’uomo duecentomila
anni fa a oggi, siano nati cinquantasette miliardi di persone. A spanne quelli
nati in ottobre siamo un po’ meno di cinque miliardi e il giorno due,
all’incirca centosessanta milioni. Son quelle cose inutili che fanno parte
della conoscenza umana. Ti fanno riflettere. Come stavano lì tutto il giorno a
fare i filosofi greci quando discutevano di cose importanti come
l’indivisibilità dell’atomo oppure su tutti gli ateniesi che sono bugiardi. Con
l’atomo hanno scazzato in pieno, ma anche sull’affermazione sui bugiardi non è
che l’abbiano proprio azzeccata. E questo dove ci porta? Da nessuna parte. Solo
curiosità. Come la presentazione delle date del 2011. 1/1/11 11/1/11 1/11/11
11/11/11. Non sono carine? Se poi nel 2011 tu avessi addizionato il numero
degli anni che compivi, con le due ultime cifre dell’anno della tua data di
nascita, il risultato sarebbe stato 111. Ok. Ok. Vale solo per quelli nati dal
1900 al 1999. Sapevo che c’erano dei perfezionisti! Un’altra cosa per rimanere
in tema. In ottobre del 2011 c’erano 5 sabati, 5 domeniche e 5 lunedì. Si
devono aspettare altri 823 anni per avere lo stesso risultato! Son cose che
hanno un certo peso. O no?
A
furia di divagare siamo quasi alla fine del mese. Una volta ci pagavano gli
stipendi. Vi ricordate il 27? Era San Paganino. Adesso se va bene ti rimandano
al mese dopo e non subito, diciamo verso il 10. E devi essere contento, se no
non becchi nemmeno quelli. «Ma io devo pagare le bollette. Come faccio se voi
non mi pagate?» «Eh caro signore non pagano nemmeno noi, che cosa ci vuol fare.
Rimanga in attesa, le faremo sapere.» E tutti lì ad aspettare. Che poi uno si dimentica
perfino perché sta aspettando e lo chiede a chi queste cose le sa.
«Lei
deve capire che è colpa dello spread che è andato su e col Pil che continua ad
andare giù insieme alle borse, le banche, anche se hanno tanti soldi perché
glieli ha dati Draghi, mica li possono dare agli imprenditori che stanno per
fallire perché non sono stati pagati per il lavoro fatto. Le banche, dicevo,
devono comprare i Bot dal Governo, se no lui poverino come fa a far funzionare
quel carrozzone della burocrazia che gli fornisce i voti che gli permettono di
stare ben saldo in poltrona.»
«Ma
non fa pagare le tasse per questo?»
«Sì!
Anche. Però non gli bastano. Deve rimborsare i vecchi Bot in scadenza e i loro
interessi. Quindi ne emette di nuovi. Ha presente la catena di Sant’Antonio?
Uguale però legale. Ma lei sa che ogni italiano, anche appena nato, ha un
debito pubblico di 36.225 euro. Sarebbe bene che venissero pagati non le pare?»
«Ma se sono le banche ad avere i soldi?» «Certo caro signore, ma la banca non è
un ente caritatevole. Fa i soldi coi soldi. Ah! Lei dice che sono i soldi suoi.
Questo è quello che crede lei. I suoi non sono più lì. Fanno parte del
circolante che, come lei senz’altro capisce dalla parola stessa, sono in giro
chissà dove e perciò non disponibili. Però, se ne ha bisogno, li può richiedere
con gli appositi moduli in triplice copia e forse in una settimana glieli
faranno avere. Ma solo i suoi e solo quelli. Non si azzardi a chiedere un
credito! Per quello non hanno i soldi e oltretutto lei non ha le garanzie.»
«Ma
se ci metto la casa?»
«Proprio
adesso con la crisi che c’è nell’immobiliare?»
«Ma
la mia vale molto, d’altronde il mutuo me l’hanno fatto loro.»
«Sì!
A quei tempi, ma adesso non è più come allora. Insomma signore, o lei ha dei
contanti e allora le possono prestare quelli, se no non se ne parla! Quelli che
ha prestato Draghi all’uno per cento, le banche li hanno spesi per comprare
titoli di Stato al quattro per cento. Tre per cento di guadagno senza muovere
un dito! Dica la verità! Lo avrebbe fatto anche lei. Sì. E allora? Non vorrà
mica che usino quei soldi per darli a lei che li spenderebbe per produrre in un
mercato che è in crisi e che non acquista più nulla. Ci faccia il piacere! Veda
di fallire con dignità. Vada a casa, si metta comodo a guardare la TV e
aspetti. Vedrà che tutto passa. Dice che da lei passa solo l’usciere per lo
sfratto? Che vuole che sia. Vada a occupare una casa popolare e vedrà che da lì
non la sfratta nessuno. Soprattutto se è abusivo. Ha capito caro signore?»
Eh
no che non abbiamo capito però, facendo nostra la napoletanissima filosofia del
grande Edoardo: «Ha da passà ‘a nuttata», siamo sicuri che presto usciremo
anche da questo svagato ottobre.
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