In
principio fu il Caos
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e l’avevano detto di
non toccare quella specie di zuppa in apparente stasi. Sono sempre stato un po’
birichino e disubbidiente. Ci ho infilato dentro un dito e ho combinato una
delle mie singolarità. È come se fosse scoppiato qualcosa. Qualcuno dopo disse
che c’era stato un Big Bang. Da dove ero io il grande botto non si è proprio
sentito. Ho visto crescere una bolla ed ho sentito un enorme calore. Ho
ritratto la mano immediatamente. Non era mia intenzione ma ormai il danno l’avevo
fatto. Quello che sarebbe successo dopo non dipendeva più da me. Agli inizi è
stato tutto super velocissimo. Velocissimo in relazione a che? Il tempo e lo
spazio iniziavano in quel momento! Beh se un osservatore esterno come me
guardava la stasi precedente, una certa relatività con uno che ipoteticamente
stava dentro quella bolla si poteva anche dimostrare. Magari con una bella
formula matematica. Lì dentro comunque era meglio non esserci! Si stava
liberando un’enormità di pura energia. C’erano delle vibrazioni che se si fossero
potute vedere sarebbero apparse come pezzi di stringhe già allacciate. Praticamente
degli anelli. Tanti anelli vibranti quanti, in teoria, si nasconderebbero in dieci
dimensioni. Qualcuno pensò fossero particelle subatomiche. Aggiunse che esistevano
solo se le osservavi, ma se le osservavi le cambiavi. E allora che le guardavi
a fare? Comunque rispecchiavano il famoso proverbio: sopra la Planck la ca.pr.a[1] campa,
sotto la Planck la ca.pr.a crepa. Ok! Ho semplificato. In effetti cambia solo
il sistema di calcolo. Sopra si usa la fisica generale, sotto quella
quantistica. D’altronde anche Alberto Unapietra[2] ha
semplificato un’astrusa formula in E=MC² per poi lanciarsi (per Unapietra calza
a pennello) nella spiegazione della forza di gravità che piega quello
spazio-tempo che a lui serviva così, per la sua relatività ristretta. Ma mentre
io divago, le particelle di pura energia schizzano da tutte le parti nel buio più
totale poi, mentre scema l’immenso calore primordiale, alcune rallentano riuscendo
così ad aggregarsi con altre. Con tre quark creano un pesante protone che
ficcano in un nucleo al quale fanno volteggiare attorno uno snello elettrone. Quell’oggettino
appena formato sarà chiamato atomo da dei filosofi greci che, nella loro
ignoranza, si equivocarono sulla sua indivisibilità. Altre particelle, anche se
positive, scelsero amicizie negative. S’annichilirono l’un l’altra lasciando
disordinatamente in giro pacchetti di fotoni. “Fiat Lux” scrisse, in tempi
biblici, uno che non apparteneva alla famosa famiglia di costruttori d’auto. Il
calore iniziale continuò a scendere. Gli atomi più freddolosi cercarono
compagnia. Divennero elementi e per darsi un peso si misero a tavola. Facendo poco
moto diventarono sempre più pesanti ed ingombranti. Allora, per liberarsi del
superfluo, si misero a correre nello spazio rilasciando lunghe emissioni di gas
a volte innocuo come il vapore, a volte mefitico come il metano. Quella coda gassosa
e la sua parte solida fecero sì che qualcuno al vedere quelle solitarie meraviglie
cantasse «Come te non c’è nessuna» Rimase impresso solo il “come te”. Nella
loro corsa disordinata spesso si scontrarono tra di loro. Qualcuna esplose in miriadi
di piccoli pezzi che si sparpagliarono in tutte le direzioni come schegge
impazzite. Altre fusero i propri atomi creando delle palle infuocate. Ma anche
quelle palle, a causa di quello spazio che, malgrado la sua altissima velocità
d’espansione, era ancora abbastanza ristretto, si urtarono pesantemente,
dissolvendosi in nubi di gas idrogeno che si aggregarono nuovamente dando
origine a palloni ancor più grandi. L’idrogeno, sottoposto ad un’enorme
pressione fuse i propri nuclei creandone di più pesanti e sprigionando nel
contempo un’infinità di onde elettromagnetiche. Vista la brillantezza di quei
globi qualcuno li chiamò stelle e le classificò secondo la loro magnitudine. Per
confondere le idee lo fece all’arrovescia. La magnitudine uno era la più
luminosa e la sei, l’ultima che lui poteva vedere, la meno luminosa. Poi, non
contento, affibbiò loro anche dei nomi: novae, supernovae, binarie, pulsar, giganti,
supergiganti, nane bianche, rosse, gialle, brune, nere e perfino supernane. Invece
quegli altri palloni gonfiati che vivevano di luce riflessa furono chiamati
pianeti. Ed anche per loro arrivò il burocrate classificatore. Li definì
gassosi, solidi, ghiacciati, giganti, nani, pianetini ed altro. Tutti però con
l’obbligo di ruotare intorno ad almeno una stella. A quel punto tutti giù a
battezzare gli oggetti che si erano creati dentro la bolla: meteoriti, satelliti,
galassie, comete, nebulose, ammassi gassosi e stellari, Via Lattea e Grande
Muraglia e …… chi più ne ha più ne metta. Già che c’erano sentenziarono che tutte
quelle cose costituivano l’Universo. Poi cominciarono a litigare se fosse vero
che alla sua origine c’era stato quel Big Bang che nessuno avrebbe potuto
sentire e sulla teoria che magari l’Universo si sarebbe estinto con un Big
Crunch. O forse no. Si sarebbe esteso all’infinito. Oppure avrebbe raggiunto lo
zero assoluto e allora ci sarebbe stato il Big Freeze. Magari era curvo e ……
non la finivano più. Per distrarsi contarono le galassie, le pesarono e si
accorsero che ci doveva essere qualcosa d’invisibile ma di un certo peso. Uno
disse: è la materia oscura. Un altro disse: allora ci deve essere anche
un’energia oscura. Ad accrescere quell’oscurità arrivò Stefano Falcore[3], un
signore con una sua teoria su dei buchi neri. Disse «Tutto quello che sorpassa
l’orizzonte degli eventi viene inghiottito ed ammassato dall’elevatissima forza
di gravità. Nessuna informazione riesce a tornare indietro» «Ci ho ripensato» si
corresse Falcore qualche annetto dopo. «Da quel buco la luce e la materia
possono anche sfuggire». E giù con le discussioni! Sì ma chi le fa ste
discussioni? Dei bipedi che si credono chissà chi, solo perché possiedono un
cervello a tre strati. Invece non sono nient’altro che un ammasso di molecole
organiche contenenti del semplicissimo carbonio. Risiedono su di un minuscolo
pianeta che chiamano Terra. Gira intorno ad una stella media nemmeno troppo
luminosa. La chiamano Sole. Tutto il loro sistema di pianeti e satelliti si
confonde in una delle spirali esterne di una di quei cento miliardi di galassie
che compongono quello che loro hanno definito pomposamente Universo. Insomma
volevo dire che, se quelle nullità continuano a darmi fastidio coi loro striduli
pigolii, ficco un’altra volta il dito nella zuppa primordiale, lo agito e ti scateno
un pandemonio d’universi che, certo non viaggerebbero paralleli, ma si scontrerebbero
col loro. Quegli esserini ammutolirebbero dallo stupore o dal terrore. Così
avrei ottenuto non solo la quiete, ma anche il Caos della fine a completare
quello del principio.
[1]
Ca.Pr.A. - Calcolo Probabilità Assolute.
[2] Albert
Einstein che Google-traslator ha tradotto in automatico.
[3]
Maledetto Google-traslator! È Stephen Hawking.
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