venerdì 12 dicembre 2014
Il mondo di Cheddonna: Cheddonna, Leditore e il magico mondo dell'editori...
Il mondo di Cheddonna: Cheddonna, Leditore e il magico mondo dell'editori...: Da qualche mese Cheddonna aveva cominciato a pubblicare un blog di cucina, "Oui, je suis Cheddonna" , ma il suo sogno era sempre s...
martedì 9 dicembre 2014
In Principio fu il Caos (2014 Arrivato VII al concorso Federico II - L'Universo)
In
principio fu il Caos
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M
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e l’avevano detto di
non toccare quella specie di zuppa in apparente stasi. Sono sempre stato un po’
birichino e disubbidiente. Ci ho infilato dentro un dito e ho combinato una
delle mie singolarità. È come se fosse scoppiato qualcosa. Qualcuno dopo disse
che c’era stato un Big Bang. Da dove ero io il grande botto non si è proprio
sentito. Ho visto crescere una bolla ed ho sentito un enorme calore. Ho
ritratto la mano immediatamente. Non era mia intenzione ma ormai il danno l’avevo
fatto. Quello che sarebbe successo dopo non dipendeva più da me. Agli inizi è
stato tutto super velocissimo. Velocissimo in relazione a che? Il tempo e lo
spazio iniziavano in quel momento! Beh se un osservatore esterno come me
guardava la stasi precedente, una certa relatività con uno che ipoteticamente
stava dentro quella bolla si poteva anche dimostrare. Magari con una bella
formula matematica. Lì dentro comunque era meglio non esserci! Si stava
liberando un’enormità di pura energia. C’erano delle vibrazioni che se si fossero
potute vedere sarebbero apparse come pezzi di stringhe già allacciate. Praticamente
degli anelli. Tanti anelli vibranti quanti, in teoria, si nasconderebbero in dieci
dimensioni. Qualcuno pensò fossero particelle subatomiche. Aggiunse che esistevano
solo se le osservavi, ma se le osservavi le cambiavi. E allora che le guardavi
a fare? Comunque rispecchiavano il famoso proverbio: sopra la Planck la ca.pr.a[1] campa,
sotto la Planck la ca.pr.a crepa. Ok! Ho semplificato. In effetti cambia solo
il sistema di calcolo. Sopra si usa la fisica generale, sotto quella
quantistica. D’altronde anche Alberto Unapietra[2] ha
semplificato un’astrusa formula in E=MC² per poi lanciarsi (per Unapietra calza
a pennello) nella spiegazione della forza di gravità che piega quello
spazio-tempo che a lui serviva così, per la sua relatività ristretta. Ma mentre
io divago, le particelle di pura energia schizzano da tutte le parti nel buio più
totale poi, mentre scema l’immenso calore primordiale, alcune rallentano riuscendo
così ad aggregarsi con altre. Con tre quark creano un pesante protone che
ficcano in un nucleo al quale fanno volteggiare attorno uno snello elettrone. Quell’oggettino
appena formato sarà chiamato atomo da dei filosofi greci che, nella loro
ignoranza, si equivocarono sulla sua indivisibilità. Altre particelle, anche se
positive, scelsero amicizie negative. S’annichilirono l’un l’altra lasciando
disordinatamente in giro pacchetti di fotoni. “Fiat Lux” scrisse, in tempi
biblici, uno che non apparteneva alla famosa famiglia di costruttori d’auto. Il
calore iniziale continuò a scendere. Gli atomi più freddolosi cercarono
compagnia. Divennero elementi e per darsi un peso si misero a tavola. Facendo poco
moto diventarono sempre più pesanti ed ingombranti. Allora, per liberarsi del
superfluo, si misero a correre nello spazio rilasciando lunghe emissioni di gas
a volte innocuo come il vapore, a volte mefitico come il metano. Quella coda gassosa
e la sua parte solida fecero sì che qualcuno al vedere quelle solitarie meraviglie
cantasse «Come te non c’è nessuna» Rimase impresso solo il “come te”. Nella
loro corsa disordinata spesso si scontrarono tra di loro. Qualcuna esplose in miriadi
di piccoli pezzi che si sparpagliarono in tutte le direzioni come schegge
impazzite. Altre fusero i propri atomi creando delle palle infuocate. Ma anche
quelle palle, a causa di quello spazio che, malgrado la sua altissima velocità
d’espansione, era ancora abbastanza ristretto, si urtarono pesantemente,
dissolvendosi in nubi di gas idrogeno che si aggregarono nuovamente dando
origine a palloni ancor più grandi. L’idrogeno, sottoposto ad un’enorme
pressione fuse i propri nuclei creandone di più pesanti e sprigionando nel
contempo un’infinità di onde elettromagnetiche. Vista la brillantezza di quei
globi qualcuno li chiamò stelle e le classificò secondo la loro magnitudine. Per
confondere le idee lo fece all’arrovescia. La magnitudine uno era la più
luminosa e la sei, l’ultima che lui poteva vedere, la meno luminosa. Poi, non
contento, affibbiò loro anche dei nomi: novae, supernovae, binarie, pulsar, giganti,
supergiganti, nane bianche, rosse, gialle, brune, nere e perfino supernane. Invece
quegli altri palloni gonfiati che vivevano di luce riflessa furono chiamati
pianeti. Ed anche per loro arrivò il burocrate classificatore. Li definì
gassosi, solidi, ghiacciati, giganti, nani, pianetini ed altro. Tutti però con
l’obbligo di ruotare intorno ad almeno una stella. A quel punto tutti giù a
battezzare gli oggetti che si erano creati dentro la bolla: meteoriti, satelliti,
galassie, comete, nebulose, ammassi gassosi e stellari, Via Lattea e Grande
Muraglia e …… chi più ne ha più ne metta. Già che c’erano sentenziarono che tutte
quelle cose costituivano l’Universo. Poi cominciarono a litigare se fosse vero
che alla sua origine c’era stato quel Big Bang che nessuno avrebbe potuto
sentire e sulla teoria che magari l’Universo si sarebbe estinto con un Big
Crunch. O forse no. Si sarebbe esteso all’infinito. Oppure avrebbe raggiunto lo
zero assoluto e allora ci sarebbe stato il Big Freeze. Magari era curvo e ……
non la finivano più. Per distrarsi contarono le galassie, le pesarono e si
accorsero che ci doveva essere qualcosa d’invisibile ma di un certo peso. Uno
disse: è la materia oscura. Un altro disse: allora ci deve essere anche
un’energia oscura. Ad accrescere quell’oscurità arrivò Stefano Falcore[3], un
signore con una sua teoria su dei buchi neri. Disse «Tutto quello che sorpassa
l’orizzonte degli eventi viene inghiottito ed ammassato dall’elevatissima forza
di gravità. Nessuna informazione riesce a tornare indietro» «Ci ho ripensato» si
corresse Falcore qualche annetto dopo. «Da quel buco la luce e la materia
possono anche sfuggire». E giù con le discussioni! Sì ma chi le fa ste
discussioni? Dei bipedi che si credono chissà chi, solo perché possiedono un
cervello a tre strati. Invece non sono nient’altro che un ammasso di molecole
organiche contenenti del semplicissimo carbonio. Risiedono su di un minuscolo
pianeta che chiamano Terra. Gira intorno ad una stella media nemmeno troppo
luminosa. La chiamano Sole. Tutto il loro sistema di pianeti e satelliti si
confonde in una delle spirali esterne di una di quei cento miliardi di galassie
che compongono quello che loro hanno definito pomposamente Universo. Insomma
volevo dire che, se quelle nullità continuano a darmi fastidio coi loro striduli
pigolii, ficco un’altra volta il dito nella zuppa primordiale, lo agito e ti scateno
un pandemonio d’universi che, certo non viaggerebbero paralleli, ma si scontrerebbero
col loro. Quegli esserini ammutolirebbero dallo stupore o dal terrore. Così
avrei ottenuto non solo la quiete, ma anche il Caos della fine a completare
quello del principio.
[1]
Ca.Pr.A. - Calcolo Probabilità Assolute.
[2] Albert
Einstein che Google-traslator ha tradotto in automatico.
[3]
Maledetto Google-traslator! È Stephen Hawking.
Racconto per Il Calendario 2015 di Giovanna S.
Divagando
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C
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i
sono almeno un paio ragioni per le quali il mio mese preferito è ottobre. Una,
per me importantissima, è perché ci sono nato, l’altra è che, essendo il decimo
mese dell’anno, si avvicina alla svolta verso quello nuovo. Il suo nome però ci
farebbe pensare che sia l’ottavo. Colpa dei romani, quelli antichi, che
facevano cominciare l’anno a partire dal mese di marzo, aggiustando così il
conteggio. E per restare in tema matematico, se sdraiassimo l’otto (∞), lo
trasformeremmo nel simbolo dell’infinito. Se prendete una fettuccia larga
almeno un centimetro e la componete come il simbolo, potrete percorrerla
all’infinito, sui due lati senza mai staccare il dito. Quella curva continua si
chiama lemniscata e la si affianca a un famoso matematico di cui ora mi sfugge
il nome, ma se non ci penso poi mi tornerà in mente. È sempre così. Mi ricordo
della lemniscata (nome difficilissimo) ma di chi l’ha fatta no! Sarà l’età. Beh
potrei cercare su internet. Effettivamente sarebbe la soluzione più facile. Ma
è come quando si fanno le parole crociate e si vanno a guardare i risultati
messi alla fine. Troppo facile e poi è barare. Vabbè che oggi barano anche
quelli che preparano i cruciverba. Una volta, col famoso Bartezzaghi, si doveva
mettere nelle caselle una sola parola. Adesso si può anche rispondere con
“pompaidraulica” alla domanda «7 orizzontale: fa salire la pressione … nel
pozzo». Però non sono ancora arrivati a usare gli apostrofi. Son sicuro che li
vedremo fra poco tempo.
Ma
dicevamo di ottobre. Con questo mese inizia l’autunno. Quest’anno però fa un
caldo bestiale e allora ci si chiede che fine ha fatto la glaciazione che il
signor Abdussamatov con altri compagnucci suoi, aveva mondialmente annunciata
in arrivo proprio in ottobre del 2014 e che sarebbe durata ben ottant’anni?
Probabilmente una bufala come le tante che ci propinano in continuazione anche
all’interno dei nostri confini. L’autostrada Salerno – Reggio Calabria sarà
terminata quest’anno. Il governo paga trenta euro al giorno se si ospita un
extracomunitario. Ops! Migrante. Scusate. Diminuiranno le tasse. Beh però qui
si entra in politica e lì divagano tutti, quindi non mi ci mescolo. Le scie
chimiche lasciate dagli aerei che irrorano veleni da vent’anni. Questa la
credono solo Di Pietro e quelli a cinque stelle che fanno addirittura
un’interrogazione parlamentare. Siamo nuovamente in politica. Lì ce ne
sarebbero veramente troppe. Allora basta con le bufale. A meno che non si parli
di mozzarelle. Ci vengono in mente quelle campane dove Caserta, Napoli e Salerno
si litigano tra di loro la fama di prima della classe, senza però diventare
blu, come quelle che i tedeschi ci volevano appioppare e poi erano delle loro
contraffazioni. Ho detto tedeschi perché noi litighiamo in continuazione con la
Merkel che ci vorrebbe obbligare a fare gli interessi suoi e non i nostri, non
rispettandoci come partner della U.E. Ma si sa benissimo che non c’è unione che
tenga. Soprattutto europea. Ma se litighiamo nello stesso condominio perché io
annaffio i fiori e bagno il balcone di quello di sotto! Che poi io sono andato
fuori a innaffiare, perché ho appena litigato con mia moglie che vorrebbe
andare per negozi, mentre io guarderei volentieri la partita. E se fosse solo
nel condominio e si fermasse lì. Macché! Si litiga tra comuni vicini per chi
deve asfaltare la strada e finisce che uno lo fa e l’altro la lascia coi buchi.
E tu devi scegliere se rischiare la vita cadendo in un buco o andando
contromano. Senza contare le beghe tra provincie e, salendo la gerarchia, tra
regioni che si superano tra di loro nello spreco dei soldi dei contribuenti.
Tutto ciò si riflette tra i parlamentari e il Governo, rappresentati da partiti
che sono uno più bravo dell’altro a dimostrare, alzando la voce e insultandosi,
quanto l’altro sia inutile, stupido e senza idee. Che poi, quando si alternano
al comando, nei primi anni disfano quello che ha fatto l’altro. Da lì ci
trasferiamo in Europa dove, visto che siamo uniti, non andiamo d’accordo su
nulla e quando si decide qualcosa ovviamente si scontentano tutti ma proprio
tutti. Meno che per la lunghezza delle zucchine e la loro curvatura. U.E.
(forse andava scritto Uhe!) ma che ci stiamo a fare con voi! Beh siamo lì a
trovare, come nel condominio, chi è il più debole sul quale scaricare tutte le
colpe. È sempre colpa di qualcun altro! Le finanze vanno male? Colpa degli
americani che hanno fatto casino permettendo a tutti, proprio a tutti, di
comprare casa a rate. Sì ma è colpa delle banche che hanno prestato i soldi a
tutti, ma proprio a tutti, per comprare le case. Poi hanno impacchettato il
debito e l’hanno fatto diventare un valore sul quale si potevano emettere delle
obbligazioni garantite proprio dai mutui sulle case. Tutti lì come babbaloni a
comprarle per via degli alti interessi e, quando chi ha ricevuto i soldi per
comprare la casa, non ha più pagato le rate perché era uno di quei “tutti,
proprio tutti”, quel bel pacchetto ha perso di valore e con esso le
obbligazioni emesse. Chi le aveva comprate si è trovato con cartaccia. Anzi
nemmeno cartaccia. Delle cifre, scritte in qualche memoria di un qualche
computer, che si tuffavano verso le zero. E i babbaloni, giù tutti a vendere. E
nessuno a comprare. Hanno detto che la bolla finanziaria era scoppiata. A causa
del boato siamo entrati in crisi diventando pessimisti. «Non ce la facciamo più
ad andare avanti. Meglio produrre di meno e licenziare.»
Un
pirla d’economista, certo Serge Latouche, nel periodo delle vacche grasse,
aveva enunciato la teoria della decrescita felice. Tutti ad applaudirlo e a
dargli ragione. Beh non proprio tutti, io e alcuni altri no! Adesso che siamo
in decrescita (in)felice, tutti a piangere miseria. Anche quelli che stanno
bene. Non si sa mai. «Magari se non piango vengono a vedere perché e mi
riducono sul lastrico. Faccio vedere che anch’io soffro. Dirò a mia moglie di
non farsi vedere in via Condotti e nemmeno in Via Montenapoleone. Meglio andare
all’estero e comprare lì i necessari prodotti di lusso. Magari usando le carte
di credito appoggiate alle mie banche all’estero. E già che ci sono porto via
anche i soldi che ho ancora qui. Tanto non ne ho bisogno. La fabbrica la devo
chiudere per portarmela all’estero. Così, quando i sindacati vanno a occuparla,
possono restarci tutto il tempo che vogliono. A me la crisi (degli altri) mi fa
un baffo. Potrei anche approfittarne. Si compra di tutto a prezzi ridicoli. Se
mi cresce il patrimonio che ho a Singapore mi sta benissimo. Se poi anche lì,
ma non credo, qualcuno fa il furbetto, lo porto altrove. Con un click spedisco
i miei liquidi in tutto il mondo. E se mi gira, li faccio girare anche loro.» È
vero per i soldi non ci sono limiti. Possono muoversi all’infinito. Proprio
come sul nastro di Bernoulli. Ecco come si chiamava quel matematico! Oddio,
quale fosse dei sette scienziati tutti appartenenti a quella ricca famiglia
belga, non me lo ricordo, però ero sicurissimo che quel nome mi sarebbe tornato
in mente al momento opportuno. È sempre così.
Adesso
per esempio mi sono ricordato d’aver saltato il mio compleanno. Era il due.
Data di nascita del Mahatma Gandhi, e di chissà quanti altri in tutto il mondo
e in tutte le epoche. Si calcola che, da quando è apparso l’uomo duecentomila
anni fa a oggi, siano nati cinquantasette miliardi di persone. A spanne quelli
nati in ottobre siamo un po’ meno di cinque miliardi e il giorno due,
all’incirca centosessanta milioni. Son quelle cose inutili che fanno parte
della conoscenza umana. Ti fanno riflettere. Come stavano lì tutto il giorno a
fare i filosofi greci quando discutevano di cose importanti come
l’indivisibilità dell’atomo oppure su tutti gli ateniesi che sono bugiardi. Con
l’atomo hanno scazzato in pieno, ma anche sull’affermazione sui bugiardi non è
che l’abbiano proprio azzeccata. E questo dove ci porta? Da nessuna parte. Solo
curiosità. Come la presentazione delle date del 2011. 1/1/11 11/1/11 1/11/11
11/11/11. Non sono carine? Se poi nel 2011 tu avessi addizionato il numero
degli anni che compivi, con le due ultime cifre dell’anno della tua data di
nascita, il risultato sarebbe stato 111. Ok. Ok. Vale solo per quelli nati dal
1900 al 1999. Sapevo che c’erano dei perfezionisti! Un’altra cosa per rimanere
in tema. In ottobre del 2011 c’erano 5 sabati, 5 domeniche e 5 lunedì. Si
devono aspettare altri 823 anni per avere lo stesso risultato! Son cose che
hanno un certo peso. O no?
A
furia di divagare siamo quasi alla fine del mese. Una volta ci pagavano gli
stipendi. Vi ricordate il 27? Era San Paganino. Adesso se va bene ti rimandano
al mese dopo e non subito, diciamo verso il 10. E devi essere contento, se no
non becchi nemmeno quelli. «Ma io devo pagare le bollette. Come faccio se voi
non mi pagate?» «Eh caro signore non pagano nemmeno noi, che cosa ci vuol fare.
Rimanga in attesa, le faremo sapere.» E tutti lì ad aspettare. Che poi uno si dimentica
perfino perché sta aspettando e lo chiede a chi queste cose le sa.
«Lei
deve capire che è colpa dello spread che è andato su e col Pil che continua ad
andare giù insieme alle borse, le banche, anche se hanno tanti soldi perché
glieli ha dati Draghi, mica li possono dare agli imprenditori che stanno per
fallire perché non sono stati pagati per il lavoro fatto. Le banche, dicevo,
devono comprare i Bot dal Governo, se no lui poverino come fa a far funzionare
quel carrozzone della burocrazia che gli fornisce i voti che gli permettono di
stare ben saldo in poltrona.»
«Ma
non fa pagare le tasse per questo?»
«Sì!
Anche. Però non gli bastano. Deve rimborsare i vecchi Bot in scadenza e i loro
interessi. Quindi ne emette di nuovi. Ha presente la catena di Sant’Antonio?
Uguale però legale. Ma lei sa che ogni italiano, anche appena nato, ha un
debito pubblico di 36.225 euro. Sarebbe bene che venissero pagati non le pare?»
«Ma se sono le banche ad avere i soldi?» «Certo caro signore, ma la banca non è
un ente caritatevole. Fa i soldi coi soldi. Ah! Lei dice che sono i soldi suoi.
Questo è quello che crede lei. I suoi non sono più lì. Fanno parte del
circolante che, come lei senz’altro capisce dalla parola stessa, sono in giro
chissà dove e perciò non disponibili. Però, se ne ha bisogno, li può richiedere
con gli appositi moduli in triplice copia e forse in una settimana glieli
faranno avere. Ma solo i suoi e solo quelli. Non si azzardi a chiedere un
credito! Per quello non hanno i soldi e oltretutto lei non ha le garanzie.»
«Ma
se ci metto la casa?»
«Proprio
adesso con la crisi che c’è nell’immobiliare?»
«Ma
la mia vale molto, d’altronde il mutuo me l’hanno fatto loro.»
«Sì!
A quei tempi, ma adesso non è più come allora. Insomma signore, o lei ha dei
contanti e allora le possono prestare quelli, se no non se ne parla! Quelli che
ha prestato Draghi all’uno per cento, le banche li hanno spesi per comprare
titoli di Stato al quattro per cento. Tre per cento di guadagno senza muovere
un dito! Dica la verità! Lo avrebbe fatto anche lei. Sì. E allora? Non vorrà
mica che usino quei soldi per darli a lei che li spenderebbe per produrre in un
mercato che è in crisi e che non acquista più nulla. Ci faccia il piacere! Veda
di fallire con dignità. Vada a casa, si metta comodo a guardare la TV e
aspetti. Vedrà che tutto passa. Dice che da lei passa solo l’usciere per lo
sfratto? Che vuole che sia. Vada a occupare una casa popolare e vedrà che da lì
non la sfratta nessuno. Soprattutto se è abusivo. Ha capito caro signore?»
Eh
no che non abbiamo capito però, facendo nostra la napoletanissima filosofia del
grande Edoardo: «Ha da passà ‘a nuttata», siamo sicuri che presto usciremo
anche da questo svagato ottobre.
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