mercoledì 18 giugno 2008

Una giornata a cavallo

UNA GIORNATA A CAVALLO

Vicino a Madrid, dove abitavamo, avevamo acquistato un paio di terreni per costruire le nostre villette di campagna. Il posto, al bordo di un piccolo lago si chiamava Serranillos Playa e possedeva un maneggio con i cavalli. Il mio amico Claude, che era un ottimo cavallerizzo di stile inglese, mi convinse provare ad andare a cavallo.

Ci si deve alzare alle 5 del mattino. Proprio come i cercatori di funghi. Tutte le volte che decidono d’andare a funghi, questi signori, si alzano sempre un’ora prima della volta precedente, per essere sul terreno in anticipo sugli altri cercatori, finendo alla fine, a furia di alzarsi un’ora prima, a cercare, inutilmente, funghi sotto il solleone di mezzogiorno. Ma ritorniamo ai cavalli. La ragione della sveglia così mattiniera è che, prima della cavalcata, il cavallo deve essere preparato. In primo luogo si deve forzare la bestia ad uscire dal suo comodo box per portarla al lavaggio. Se siete fortunati, il cavallo è girato verso l’uscita e vi seguirà docilmente, ovviamente nel caso contrario vi farà perdere un sacco di tempo e metterete a repentaglio la vostra vita per farlo rigirare in un box che appena lo riesce a contenere. Con la fortuna dei principianti, la mia bestia era intenta a controllare il traffico nel maneggio e bastò aprire la porta per farlo uscire.

Una volta fuori bisogna lavarlo. E qui la domanda sorge spontanea: quant’è la superficie lavabile di un cavallo?. Un cavallo è ufficialmente misurato in mani. Quanti centimetri ci sono in una mano è un’incognita variabile. Per chi misura in pollici ovviamente è molto più facile. Ce n’è uno solo per ciascuna mano!. In ogni modo, avendo io stesso portato a termine l’operazione, posso dirvi che una bestia di normale stazza ha una superficie lavabile di circa 5 metri quadrati (7750,015 pollici quadrati) e l’operazione di lavaggio, brusca e striglia prende almeno un’ora. Dopo di ché bisogna equipaggiarlo per la passeggiata. Ci sono a disposizione: una coperta, una sella, le briglie, il morso e le staffe. Bisogna andare in ordine e si devono possedere alcune nozioni matematiche.

Partiamo dalla messa in posizione della coperta. La prima cosa da fare è di localizzare quel punto perfettamente equidistante tra l’orifizio posto appena sotto la coda del cavallo ed il punto centrale in mezzo alle orecchie. Si chiama la mediana. Bisogna visualizzarla e ricordarsela poiché non ti permettono di fare segni col gesso sul cavallo. Lo avete appena pulito, che diamine !!!. La mediana del cavallo deve combaciare con la mediana della coperta. Quest’ultima deve essere trovata in precedenza alla messa in posizione della stessa coperta sul dorso del cavallo. E qui ve la dovete sbrigare da soli. L’unica cosa che posso dire, per aiutarvi, è che né il colore della coperta e neppure la sua trama, influisce minimamente sulla mediana della stessa.

Adesso viene la sella. E’ di gran rilevanza distinguere la parte anteriore da quella posteriore. E’ abbastanza facile poiché davanti c’è un pomello. Questo è un oggetto molto importante poiché vi permetterà, se arriverete a quel punto e cioè di esserci seduto sopra (non sul pomello testoni, sulla sella), di aggrapparvi disperatamente a due mani per non essere proiettato a terra da una birbonata del cavallo. Dovete collocare la sella sopra la coperta, facendo combaciare perfettamente le due mediane, anzi le tre se tenete in considerazione anche quella della sella. Se il pomello è orientato verso la coda del cavallo, non andrete molto lontani, anche perché essendo rivolti all’indietro, non potrete vedere dove va il cavallo. In ogni modo, non essendo questa una posizione prevista dal manuale di cavalleria è consigliata quella più appropriata col pomello davanti.
Messa la sella correttamente, dovete allacciarla con opportune cinghie, che transitano sotto la pancia del cavallo e che si chiamano, con molta fantasia: sottopancia. Per ciò fare dovete passare sotto la suddetta pancia. Se il cavallo è maschio cercate di evitare i suoi penduli ammennicoli, se è femmina non avrete di queste preoccupazioni. In ogni caso sappiate che i cavalli, non gradendo la stretta del sottopancia, tireranno un bel respiro gonfiando esageratamente i polmoni, facendovi così credere che tutto sia strettamente in ordine. Vi accorgerete dell’errore solo quando, e se riuscirete a montare in sella, quest’ultima, rigirandosi vi butterà a terra. Il mio consiglio è di dare un gran pugno nella pancia del cavallo, che butterà fuori tutto il fiato, permettendovi così di ben stringere il sottopancia bloccando così la sella.

Il morso è attaccato alle briglie. E qui esiste un’eventuale dolorosa omonimia. Il morso dovete metterlo nella bocca del cavallo cercando d’evitare il suo……. morso. Capirete meglio sapendo che un cavallo maschio ha 40 denti mentre una femmina solo 36 e che adorano mordere. Le briglie dette anche redini, potete lasciarle con nonchalence sulla groppa del cavallo. Vi serviranno, eventualmente, molto più tardi.

Le staffe vanno regolate secondo la lunghezza delle vostre gambe. Ciò va fatto una volta saliti in sella e quindi temporaneamente regolatele ad occhio. Per montare in sella dovete mettere il piede sinistro nella staffa sinistra oppure il piede destro nella staffa destra. Non cercate d’invertire le cose poiché vi trovereste nella posizione descritta in precedenza ed in pratica a guardare il posteriore del cavallo. Col piede corretto nella corrispondente staffa, dovete produrre abbastanza forza sulla leva creata dal vostro ginocchio con la parte inferiore della gamba ed issarvi, con un grazioso volteggio, in sella. E’ un gioco da ragazzi. Infatti, è meglio lasciarlo fare ai ragazzi poiché da adulto, molto probabilmente non misurando bene la vostra forza, rischiate di trovarvi dall’altra parte del cavallo oppure rimarrete aggrappati al pomello senza la forza sufficiente per arrivare a quell’enorme altezza che è la groppa del cavallo.

Riuscii, dopo vari tentativi a mettermi in sella. E qui viene il bello. La passeggiata?. Nooooo!!!. Tentai, seguendo le istruzioni di Claude, di far partire il cavallo. Redini ben salde in mano ed un piccolo tocco di talloni nei fianchi del cavallo. I talloni devono colpire simultaneamente perché altrimenti il cavallo, teoricamente, gira dalla parte in cui il calcio è più forte. Io colpivo. Poi tiravo sulle redini. Il cavallo non partiva. Io colpivo …….ecc. ecc. Niente. Cioè, il cavallo girava la testa verso di me guardandomi con un enorme occhio interrogativo, non riuscendo a capire cosa dovesse fare. In effetti, il tirare le redini era un ordine per fermarsi. L’avevo confuso. Era ormai molto tardi e Claude rientrava dalla sua cavalcata. Decisi di abbandonare e proposi a Claude di andare immediatamente al ristorante. Niente da fare. C’era da smontare tutta l’attrezzatura, rilavare il cavallo, anche se il mio era pulitissimo e riaccompagnarlo nel suo box. Il tutto ci portò alle 3 del pomeriggio. La giornata era stata estenuante e meno male che in Spagna una paella e sangria non si negava a nessuno ed a qualsiasi ora.

Da quel giorno preferii le moto da cross per attraversare i campi. Un giorno, dimostrando la mia bravura nell’impennare la moto, caddi ed il poggiapiedi a denti aguzzi della moto, mi procurò una bella ferita alla gamba destra. Me n’accorsi solo al ritorno dall’escursione quando notai una macchiolina di sangue sui jeans. Li rimboccai, rimossi la calza ed uno squarcio si aprì rivelando l’osso all’altezza dello stinco. Dissi a Claude di portarmi al più vicino pronto soccorso. Fui ricucito da un giovane medico che mentre mi dava sedici punti interni e ventuno esterni, continuò a fumare la sua sigaretta e a sgranocchiare il suo panino. L’operazione fu perfetta ed ancora oggi posso mostrare la cicatrice. Anche in spagnolo il mio protettore si chiama Sant’Antonio.

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